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La guerra non fu dichiarata.
Fu… truccata.
Arrivammo a Riverton, città media, umore basso.
Il locale si chiamava The Open Wound.
Nome perfetto.
Il promoter era nuovo.
Lisa “Agenda” Moore.
Occhi veloci. Agenda piena. Empatia in esaurimento.
«Serata importante», disse.
«Condividete il palco con loro.»
«Chi?» chiese Rex.
Lisa indicò il manifesto.
BLEAK MONDAY – FROM SEATTLE
Silenzio.
Anche io, Metal Queen II, smisi di vibrare per un secondo.
I Bleak Monday erano veri.
Non nel senso musicale.
Nel senso biologico.
Entrarono nel locale senza farsi notare.
Camminavano piano.
Come se il pavimento potesse giudicarli.
Il cantante guardò Rex.
«Siete voi quelli… lucidi.»
Rex sorrise.
«Siamo quelli vivi.»
Il cantante annuì.
«Vediamo.»
Dietro le quinte, crisi.
Snake: «Non possiamo batterli sul loro terreno.»
Lenny: «Allora non giochiamo sul loro terreno.»
Crash: «Io gioco ovunque.»
Rex: silenzio.
Poi:
«Facciamo l’unica cosa che sappiamo fare.»
Salirono sul palco.
Ma non come prima.
Peggio.
GLAM TOTALE.
Più lacca.
Più glitter.
Più eccesso.
Come se gli anni ’80 stessero cercando di sopravvivere in diretta.
«THIS IS FOR THE SAD PEOPLE!» urlò Rex.
Errore.
Partirono con I Hate My Hair.
Ma non come in biblioteca.
Versione iper-glam.
Assoli. Urla. Pose.
Tristezza… distrutta a colpi di sorriso.
Il pubblico non capì.
Si bloccarono.
Uno disse: «È ironia?»
Un altro: «È rabbia?»
Un terzo: «È sbagliato.»
Perfetto.
Lenny fece un assolo così lungo che il tempo cambiò opinione.
Crash suonava come se volesse rompere il concetto di silenzio.
Snake teneva tutto insieme.
A denti stretti.
Rex brillava.
Troppo.
Poi salirono i Bleak Monday.
Nessuna introduzione.
Nessuna luce.
Solo suono.
E il pubblico… sparì dentro.
Dopo il concerto, nessuno parlava.
Lisa “Agenda” Moore prese Rex da parte.
«Avete fatto qualcosa.»
«Di buono?» chiese Rex.
Lisa lo guardò.
«Di definitivo.»
Fuori, i Bleak Monday caricavano gli strumenti.
Il cantante si avvicinò.
«Non ho capito cosa avete fatto.»
Rex sorrise.
«Nemmeno noi.»
Sul bus, silenzio.
Poi Snake:
«Stiamo diventando una parodia.»
Rex:
«No. Stiamo diventando qualcosa.»
Crash:
«Non torna.»
Lenny:
«Funziona.»
Io accesi il motore.
«State dichiarando guerra al tempo», dissi.
Ma loro non combattevano contro il tempo.
Combattevano contro l’idea di essere finiti.
E quella è una guerra che non ha pubblico.
Continua…